Skip to main content

Chiesa di San Martino

La chiesa di San Martino era già citata alla fine del 1200 da Goffredo da Bussero nel “Liber notitiae sanctorum Mediolani” tra le chiese della pieve di Garlate. Sembra verosimile che in origine fosse una postazione militare a pianta rettangolare, adibita in seguito, verso l’ VIII – IX secolo a luogo di culto.

Per quanto riguarda l’attuale dimensione in lunghezza vi sono due ipotesi. La prima ritiene che già in origine la struttura avesse queste dimensioni ma fosse divisa in due locali e che quindi era bastato demolire il muro divisorio ed aggiungere l’abside semicircolare; la seconda invece ritiene che, aggiunto l’abside, vi era stato un allungamento della navata.

Verso la metà del 1400 risultava esservi una cappella a pianta quadrata, detta allora di Santa Maria e poi del Rosario dopo la battaglia di Lepanto, sporgente all’esterno dalla parete laterale sinistra a circa metà navata, con apertura ad arco e volta a crociera, sopra cui si innalzava un campanile di stile romanico portante due campane.

Nel 1520-21 fu realizzata, sporgente all’esterno dalla parete laterale destra all’inizio della navata, un’altra cappella a pianta quadrata, anch’essa con apertura ad arco e volta a crociera, detta del Crocefisso o di frate Michele perché frate Michele De Polvariis era stato colui che l’aveva fatta erigere a proprie spese.

Nel 1566 vi fu la visita pastorale di San Carlo Borromeo il quale decise di portare la parrocchiale dalla chiesa di San Martino, che lo era stata da quando la parrocchia era stata istituita, a quella di Sant’Antonio Abate. Dal resoconto della sua visita si apprende che la chiesa era consacrata ed era molto bella, sicuramente per le decorazioni e le pitture presenti. Non vi era né tabernacolo né battistero né sacrestia, il pavimento era bello ma sconnesso in alcune parti per la presenza di sepolcri, il cimitero non era recintato, vi erano quattro altari: l’altare maggiore di S. Martino, quelli delle due cappelle e quello di “Santa Maria veteris” sul pilastro destro dell’arco dell’abside, tutti senza predella. San Carlo diede disposizioni per sistemare le manchevolezze e i difetti riscontrati.

Tra il 1570 ed il 1583 fu costruita la sacrestia, adiacente alla parete sinistra della cappella di Santa Maria e con essa comunicante.

Su una pianta di fine 500, posteriore a quell’edificazione, sono rappresentati: la chiesa; il cimitero, che occupava parte dell’attuale piazzale; il percorso per raggiungere l’entrata, costituito da una scala di otto gradini a cui si giungeva da una strada che percorreva il cimitero e un tratto coperto ricavato sotto la navata e la cappella del Crocefisso.
Su tale pianta sono segnate le dimensioni della navata: larga 13 cubiti, lunga 39+4,5 di abside e alta 12 (metri 5,7x 17,2+2 x 5,3).
Vi sono anche queste annotazioni: è detta consacrata e il giorno della consacrazione è celebrato nel giorno di Santa Margherita, non è soffittata ma è sotto tegole, le cappelle sono a volta, la strada sale per un’ardua via.

Nel corso del ‘600 e in parte del ‘700 si eseguirono diversi lavori. Fu riedificato il presbiterio in forma rettangolare, allargandone anche l’arco trionfale d’ingresso e applicando tutto intorno un pesante cornicione in gesso; fu demolita la vecchia sacrestia e ne fu edificata una nuova, adiacente alla parete destra del presbiterio e con esso comunicante; fu costruita la volta a botte della navata. Come ha scritto il parroco Pozzi sul liber chronicus: “Col gusto barocco del tempo si pensò di ridurre barocca anche l'antica parte della chiesa, sovrapponendo alle pareti lesene di muro e in alto facendo girare tutto intorno lo stesso cornicione di gesso dell'altare maggiore. Per far questo, senza alcun scrupolo per l'arte, rimpicciolirono l'arco d'ingresso della cappella del Crocifisso, rinchiusero con un muro e una piccola porticina la cappella del Rosario, perchè diventasse il campanile inferiore dove scendevano le funi delle campane e fecero scomparire sotto la calce delle pareti gli affreschi antichi esistenti, forse un po' deteriorati dal tempo, ma non per questo meno preziosi, dando alla chiesa rifatta una veste comune di chiesa campagnola, caratteristica per due piccoli altarini di marmo nero, barocchi, addossati fuori e ai lati della balaustra dell'altar maggiore, l'uno con l'antica “S. Maria Vetere” affrescata sul muro, cambiato poi in lesena, e l'altro in cornu evangeli, colla figura un po' rozza di S. Carlo, la cui divozione doveva essere certamente sentita in una Chiesa visitata da Lui ancora nel primo secolo della sua santa morte.” Sicuramente la “Santa Maria vetere” fu risparmiata a causa della venerazione di cui era oggetto.

Nel 1729 fu realizzata la bella gradinata di accesso alla chiesa e l’atrio; verso il 1746 fu costruito il muro di sostegno e di parapetto del piazzale, fiancheggiante la strada delle cappelle della Via Crucis dalla XI alla XIV, e la scala di accesso al piazzale.

La chiesa di S. Martino divenne per gli abitanti di Valmadrera, sempre più nel corso del tempo, la chiesa della Madonna di S. Martino; le pareti andarono coprendosi di ex voto. Nel 1780 il parroco Pietro Spazzadeschi ne fissò la festa alla seconda domenica di ottobre di ogni anno. Nell’ottocento, probabilmente, furono realizzate le edicole marmoree che incorniciavano gli affreschi di San Carlo e della Madonna del Latte, ovvero la santa Maria Vetere.

All’inizio della 1^ guerra mondiale il parroco Achille Motta fece aprire sulla parete destra della cappella del crocefisso una finestra, ora di nuovo chiusa, che mutilò il dipinto esistente ma che permise ai fedeli di vedere il quadro della Madonna dall’atrio esterno anche quando la porta del santuario era chiusa.

Nel 1943-45 furono effettuati importanti lavori di restauro, minuziosamente descritti dal parroco Pozzi nel liber chronicus, che oltre a porre rimedio alle maldestre operazioni introdussero alcuni cambiamenti. Le cappelle furono riportate alle dimensioni originarie, furono eliminati i capitelli, le lesene ed il cornicione in gesso. Furono ingrandite, aperte o riaperte finestre. Fu smontata e spostata sulla parete sinistra del presbiterio l’edicola marmorea con l’effigie affrescata di San Carlo, che venne staccata, riportata su tela, e collocata nella nuova edicola. Essa, nel 1992, fu rimossa dal presbiterio e portata sulla parete sinistra della navata, in fondo alla chiesa. Fu demolita anche l’edicola marmorea con l’effigie affrescata della Madonna del Latte, che fu staccata dal muro, riportata su tela e restaurata dal pittore Orlando Sora. Il quadro fu poi collocato sul nuovo altare restaurato, in sostituzione del quadro raffigurante “l’Apparizione della Madonna col Bambino a San Martino” rappresentato in veste pontificale, quadro che era stato richiesto nel 1722 dal cardinale Erba Odescalchi. Fuori della balaustra, sotto le lesene laterali, fu trovato, da una parte, l'Arcangelo Gabriele, non completo e dall'altra, intera, la Madonna inginocchiata durante l'Annunciazione; sotto il S. Carlo fu trovato S. Giorgio e il drago senza però la testa del cavallo che continuava, come la faccia dell'Arcangelo superiore, nella parte di parete che fu demolita quando fu allargato l’arco trionfale. Oltre a questi furono riportati alla luce molti altri affreschi. Parecchi furono sottoposti a restauro con criteri abbastanza approssimativi.
Fu spostata al centro dell’atrio la porta d’ingresso alla chiesa e ai lati furono murate le due lapidi tuttora presenti.
Fu rimossa la parte sommitale del campanile in stile romanico e sostituita con un corpo poligonale portante l’attuale cuspide conica sormontata dalla statua della Vergine.

L’intervento di restauro realizzato nel periodo fra l’autunno del 1990 ed il 1993 è stato effettuato in modo rigoroso ed ha riportato alla luce i dipinti originari, eliminando aggiunte e rifacimenti. Sono stati anche datati. Risalgono al settimo decennio del ‘400 i dipinti dell’arco trionfale, quello della Madonna del Latte e alcuni di quelli che si trovano sulla parete laterale sinistra. Altri dipinti della stessa parete sono del 1521 e uno del 1485. I dipinti della Cappella del Rosario sono della fine’400- inizio ‘500, esclusi quelli del sottarco che sono della fine del ‘600 ma anteriori al 1685 perché in quell’anno la cappella risultava murata. Del 1521-1523 sono i dipinti della cappella del Crocefisso. Una dettagliata descrizione e catalogazione di tutti si trova nel libro di Giovanna Virgilio.

Nella chiesa sono presenti anche delle sculture: un tabernacolo marmoreo della Madonna col Bambino, collocato presso l’ingresso, dello scultore Alceo Dossena noto soprattutto come abile falsario; un altorilievo in gesso raffigurante “Quattro angeli in adorazione di Gesù Bambino” sulla parete di fondo e un altro altorilievo in gesso raffigurante “San Francesco d’Assisi” sulla parete destra della cappella del Rosario.

Fonti:
- Archivio parrocchiale di Valmadrera
- San Martino (Ed 1996) di Giovanna Virgilio
- Valmadrera note storiche e immagini (Ed. 1977) di Brusadelloro (Gino Brusadelli e Achille Dell’Oro)
- La mia Valmadrera da borgo a città (Ed. 2004) di G. Brusadelli, A. Dell’Oro, B. Canali, V. Dell’Oro